3 cliché sull'imprenditorialità: ora basta! Ecco quello che devi sapere (veramente)!

3 cliché sull'imprenditorialità: ora basta! Ecco quello che devi sapere (veramente)!
I media ci tempestano d’informazioni con “le startup del momento”, come se dovessimo essere il nuovo Facebook o il nuovo Uber. Per avere successo, si dovrebbe rivoluzionare un settore, ottenere dei milioni di euro grazie a Business Angels e vincere il concorso degli imprenditori. La realtà dell’imprenditorialità è purtroppo diversa da quest’immagine. Le aziende che se la cavano non sono per forza quelle in prima pagina dei giornali o quelle che vincono i concorsi. Ecco tre cliché sull’imprenditorialità che continuano ad avere la vita difficile.

Diventare imprenditori è la libertà

Molti dipendenti si motivano a lasciare il lavoro e aprire la loro impresa pensando che saranno più indipendenti e liberi. Secondo una ricerca pubblicata dall’INSEE nel 2010, è la prima ragione che spinge a lanciarsi: il 61% degli imprenditori vuole intraprendere per essere più libero. Ma è veramente così? Intraprendere vuol dire essere responsabili al 100% dello stipendio che si riceve alla fine del mese, prendere ogni giorno delle decine di decisioni che avranno delle conseguenze dirette sul rendimento della propria azienda e dunque sulla propria vita. stipendio, imprenditori, imprenditorialità, impresa, azienda, creazione, lancio, lanciarsi, startup, startupper Potete dire addio agli orari fissi, alle vacanze pagate e allo stipendio ogni fine mese. Nonostante questi inconvenienti e l’ambiente nel quale evolve, il dipendente ha spesso maggiori libertà che l’imprenditore. Certo, lo startupper non ha dirigenti a chi rendere conto, ma deve soddisfare dei clienti. Peggio ancora, se fa una raccolta di fondi, dovrà direttamente rendere conto agli investitori a chi ha promesso di avere una crescita della sua cifra d'affari. Allora sì, veder arrivare i pagamenti dei primi clienti sul conto bancario può dare molta più felicità che lo stipendio alla fine del mese, ma questo avviene con molti sacrifici e meno libertà del previsto.

Si deve scrivere un business plan e fare una raccolta di fondi per lanciarsi

No, non dovete scrivere un business plan quando create la vostra impresa e no, non dovete raccogliere dei fondi al momento del vostro lancio.

[Tweet "Al contrario, sarebbe un freno al vostro sviluppo!"]

Un piano d’impresa deve avere le cifre chiavi del vostro mercato e dei concorrenti, un piano strategico in adeguazione con il vostro posizionamento, un business model preciso e delle previsioni finanziarie giustificate. Sono informazioni che non avete al momento della creazione dell’impresa. Scriverete il vostro piano d’impresa con dei dati trovati su internet, delle intuizioni, delle giustificazioni prese dalla vostra esperienza personale, ecc. Prima di creare la vostra impresa, tutti i dati messi nel vostro business plan saranno falsi. Non perdete tempo a scrivere un piano di 40 pagine e a concretizzare la vostra attività. Aspettate di avere una prima trazione sul vostro progetto e dei riscontri dei vostri clienti. Grazie a questo, potrete perfezionare il vostro business model, calcolare i costi dell’acquisizione del cliente (“quali spese marketing devo fare per avere un cliente?”), definire con precisione il vostro mercato e giustificare le vostre previsioni di cifra d'affari per i prossimi mesi. progetto, evoluzione, investimento, startup, business, imprenditorialità, imprenditore, imprenditori, impresa, azienda, Non dimenticatevi, come spiegato nella parte precedente, che una raccolta fondi significa automaticamente una perdita di libertà. Quando si apre un’impresa, è fondamentale avere la libertà di provare e di sbagliare numerose volte prima di trovare il modello giusto e una strategia vincente.

[Tweet "Non abbiate fretta di raccogliere fondi!"]

I migliori investimenti per sviluppare l’impresa sono quelli dei vostri clienti e non d’investitori esterni.

Meno si ha concorrenti, meglio è

È un errore commesso da molti imprenditori nel loro business plan. Evidenziano il fatto che il loro progetto non abbia equivalenti, che sono gli unici sul mercato e che hanno solo qualche concorrente indiretto.  Ciò non rassicurerà per niente un banchiere o un investitore! La concorrenza è una buona cosa perché dimostra che il progetto risponde a un vero bisogno, che c’è un mercato e delle persone pronte a pagare per il prodotto o il servizio. stipendio, imprenditori, imprenditorialità, impresa, azienda, creazione, lancio, lanciarsi, startup, startupper È molto più difficile attirare una clientela per un prodotto completamente nuovo che per un cambiamento di prodotto già esistente. Attenti comunque. Il vostro prodotto o servizio deve offrire una vera innovazione, una plusvalenza su quello che esiste già sul mercato. Questo valore aggiunto può essere nella qualità, nel prezzo, nel rapporto alla clientela, nell’accessibilità o anche nel modo di comunicare e di trovare dei clienti. Sperando che la spiegazione di questi cliché non vi abbia tolto la voglia d’intraprendere, vi auguriamo buona fortuna per i vostri progetti! :)  giovani imprenditori, progetto, social network professionale, studenti, giovani laureati